L’abbondante produzione di lana ha fatto si che la tessitura abbia avuto sempre un ruolo di grande importanza in Abruzzo.

Accade così che le “tarante”, pesanti coperte prodotte nel paese di Taranta Peligna, siano strettamente legate alla pastorizia.

Infatti, durante la transumanza, le mogli realizzavano per i mariti delle coperte che sarebbero servite per la migrazione stagionale.

Queste coperte, realizzate con pesante lana colorata, non hanno né un dritto né un rovescio così da poter essere utilizzate da entrambi i lati.

Tombolo

Oltre alle coperte, nella nostra regione troviamo altri prodotti dell’artigianato tessile come gli eleganti merletti a tombolo di Scanno e Pescocostanzo.

Le ragioni della diffusione di questi tipi di lavori sono di tipo ambientale; infatti il lungo periodo invernale consentiva alle donne di dedicare il loro tempo a questa raffinata arte.

Il tombolo si realizza con l’ausilio di un cuscino cilindrico (il tombolo) sul quale si poggia il lavoro e attraverso dei fuselli ai quali sono legati i fili del lavoro.

IL TOMBOLO, I MERLETTI, LE COPERTE DI PALENA

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Merletti e ricami, arazzi e tappeti. L’arte del tessuto in Abruzzo passa anticamente per le mani operose ed abili delle donne.  Da Scanno a Pescocostanzo, per passare a Taranta Peligna, Castel di Sangro, Fara San Martino, Lanciano, Bucchianico, Sulmona, Castel del Monte, Pietracamela, Nereto, Penne, e farsi apprezzare anche fuori dei confini regionali.

E' il caso delle famose "tarante", le pesanti e colorate coperte di lana senza "dritto" nè "rovescio", tessute a mano dagli artigiani di Taranta Peligna, paese montano situato a pochi chilometri dalla Grotta del Cavallone nel Parco Nazionale della Majella. Tradizione vuole che l’affermarsi dell’arte della lana nell’epoca medioevale, abbia determinato Io sviluppo di Taranta Peligna, centro situato nei pressi del tratturo Magno, non molto distante dalla Via della Lana che univa, attraverso l’Appennino centrale, le città di Firenze e Napoli. Sta di fatto che la locale produzione di tappeti e tovagliati dai tipici colori e disegni (in molti casi di ispirazione caucasica e medio-orientale) era fin d’allora annoverata tra le migliori su mercati europei.

Proprio a Taranta Peligna, anticamente, grazie alla presenza della classe artigiana dei lanieri, scardatori e tessitori, ha origine il culto di S. Biagio, il protettore della gola e dei lanieri, poiché sarebbe stato martirizzato con l’attrezzo per "cardare" la lana.

Un culto che ha radici secolari e tuttora vivo. Alle falde della Majella, ancora oggi i maestri artigiani della lavorazione della lana sono i principali promotori della festa folcloristica e religiosa in onore del Santo.

Santo di area pastorale, S. Biagio sarebbe nato e vissuto in Armenia e non è un caso che anche i pani votivi del 3 febbraio (oltre i disegni e i simboli raffigurati sulle coperte e tovaglie di produzione locale) trovino ispirazione nell’antica civiltà orientale.

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