Per quanto riguarda la fauna di questo parco, tre sono gli animali che lo caratterizzano: l’ Orso Bruno marsicano con 80/100 esemplari, il Camoscio d’Abruzzo con 400/450 esemplari e il Lupo appenninico con una trentina di esemplari.

Altri animali illustri sono: l’Aquila reale (una decina di esemplari), il cervo, il capriolo, lo scoiattolo, la lince , la donnola, la puzzola e il tasso.

PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

La Maiella è da sempre per gli abruzzesi la montagna legata al concetto della magia e della maternità. Forse la sua conformazione così imponente ed impenetrabile ma allo stesso tempo così dolce e compatta, avendola difesa dagli attacchi dell’uomo, l’ha resa fino a tempi recenti quasi inviolabile, avvolgendo le sue vette di leggende e di miti. A questi miti è sicuramente legata l’origine del suo nome che ancora oggi non ha trovato una definitiva spiegazione; da alcuni viene associato al culto della dea Maia che potrebbe spiegare l’appellativo di madre che le viene attribuito. Altri invece, lo collegano a majo, antico nome del maggiociondolo. Montagna sacra sia per i pagani, ma anche per i cristiani i quali vi eressero diverse abbazie ed eremi. Tra le abbazie ricordiamo quella di S. Liberatore a Maiella (Serramonacesca) e tra gli eremi quello di S. Spirito nell’omonimo vallone.

Il Parco Nazionale della Maiella istituito nel 1992 si estende per circa 75.000 ettari nelle province di Pescara, Chieti e l’Aquila interessando 39 comuni. Il Parco Nazionale della Maiella sembra quasi unire il Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga a nord con il

PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO MONTI DELLA LAGA

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è uno dei più grandi d’Italia; si estende per circa 160.000 ettari su 44 comuni divisi tra le province di l’Aquila, Teramo, Pescara, Ascoli Piceno e Rieti.

Al suo interno troviamo tre gruppi montuosi: la catena del Gran Sasso, il massiccio della Laga, i Monti Gemelli, e si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande (2912 m.) ,dove è presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone.

La catena del Gran Sasso è costituita da calcari e dolomie che danno alla montagna in aspetto maestoso, con pareti altissime e verticali non presenti in nessun altro settore dell’Appennino.

Campo Imperatore

La natura calcarea delle rocce favorisce la presenza di fenomeni carsici come inghiottitoi, grotte e forre scavate dalle acque, ben evidenti a Campo Imperatore, il più vasto altopiano dell’Appennino, situato ad un’altitudine di 1600 metri.

PARCO NATURALE REGIONALE SIRELTE VELINO

Istituito dalla Regione Abruzzo nel 1989 si estende per circa 60.000 ettari confinando ad ovest con il Lazio a sud con la conca del Fucino e a nord-est con il corso dell’Aterno. Al suo interno presenta il Monte Velino, che con i suoi 2468 m. è la terza vetta dell’Appennino, e il massiccio del Sirente, costituito da un’unica dorsale rettilinea lunga circa 15 km e culminante con la vetta omonima

Il Velino e il Sirente, benché separati tra loro dalla faglia che delimita l’Altopiano delle Rocche, hanno la stessa natura geologica e tettonica.In questo parco particolarmente evidente è il fenomeno carsico, che ha dato origine alle Grotte di Stiffe nel comune di San Demetrio ne’ Vestini.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

COME RAGGIUNGERE IL PARCO:

Per chi proviene da Roma o da Pescara è possibile utilizzare le autostrade A24 e A25 e uscire ai caselli di Avezzano, Celano, Pescina e Cocullo.

Dall'autostrada A1 Roma-Napoli, uscire al casello di Frosinone proseguendo poi per Sora-Forca D'Acero. Proveniendo da sud si percorre l'autostrada A1 fino al casello di Caianiello e si prosegue per Venafro Alfedena.

LA NASCITA DEL PARCO risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. Il parco attualmente tutela un’estensione di circa 44.000 ettari a cui bisogna aggiungere i 60.000 della fascia di protezione esterna.

E’ situato nel cuore dell’Appennino centrale, a cavallo tra Abruzzo, Molise e Lazio. Il territorio del parco, caratterizzato da fenomeni di carsismo e glacialismo, è formato da numerose valli, e catene montuose che superano i 2.000 metri di quota quali il Monte Petroso (2.249 m.), il Monte Marsicano (2.245 m.), il Monte Greco (2.285 m.) e il Monte Meta (2.242 m.). L’intera area protetta è attraversata dall’alto corso del fiume Sangro che proprio qui ha le sue sorgenti. Inoltre troviamo anche alcuni interessanti laghi naturali come il lago Vivo, il lago Pantaniello e il lago di Scanno nonché i bacini artificiali di Barrea e della Montagna Spaccata. Il territorio comprende 21 comuni dai quali partono itinerari segnalati, collegati da una rete di centri visita, rifugi musei naturalistici e strutture in grado di rispondere alle varie esigenze dei turisti. Gli itinerari più conosciuti sono quelli che conducono alla Camosciara alla Val Fondillo , alla Cicerana, al Monte Morsicano. Ovunque si possono ammirare estese foreste di faggio che si aprono in verdi radure o in scorci panoramici su monti del parco.

L’area protetta del Parco Nazionale d’Abruzzo è senza dubbio la più concentrata sintesi delle caratteristiche naturali dell’Appennino: comprende circa 1900 specie di piante, 60 specie di mammiferi, 230 specie di uccelli e 40 specie di rettili anfibi e pesci.

Nella varia e ricca natura arborea della foresta abruzzese, oltre al già citato faggio troviamo l’acero di monte, il frassino, il sorbo di montagna e il tasso. Significativi sono il pino nero di Villetta Barrea e il pino mugo che si trova al di sopra dei 1900 m. Tra i fiori di questo parco possiamo ammirare il giaggiolo del parco, la scarpetta di Venere , una orchidea bella e rara, l’anemone alpina, il giglio rosso,   l’ iris marsica.

Tra gli uccelli ricordiamo oltre all’Aquila , il falco pellegrino, la poiana, il gufo reale, il barbagianni , la civetta, il picchio, il germano reale.

Parco Nazionale d’Abruzzo a sud creando un unico territorio protetto all’interno della stessa regione. Il complesso montuoso della Maiella è di natura calcarea e ha una forma molto caratteristica, assomiglia ad una grande cupola ellittica che domina il paesaggio abruzzese. Il versante occidentale presenta un aspetto ripido e scosceso mentre quello orientale si presenta più arrotondato ma interrotto da forre e profondi valloni.

La Maiella conta 61 vette, di cui più di trenta oltre i 2000 metri. La cima principale è il Monte Amaro che con i suoi 2795 m. è la seconda vetta dell’Appennino.

Il fascino della Maiella è aumentato dai selvaggi valloni, veri e propri canyon, e dai vasti pianori al di sopra dei 2000 m. , come ad esempio la Valle di Femmina Morta. Troviamo inoltre interessanti fenomeni carsici e glaciali quali inghiottitoi, doline, anfiteatri morenici e suggestive grotte come la grotta del Cavallone

Piano Amaro

In questo parco sono ben riconoscibili le differenti fasce di vegetazione. Si incontrano prima boschi misti di querce, aceri, carpini e ornelli, più in alto, dai 1000 ai 1800 m., troviamo le faggete. Nella fascia compresa tra i 1700 e i 2300 m. domina il pino mugo spesso accompagnato da altre specie quali il ginepro nano.

Piuttosto diffuso il maggiociondolo dai fiori gialli, così abbondante da rendere verosimile l’ipotesi secondo cui la parola Maiella deriverebbe da Majo, antico nome che le popolazioni locali davano a questa pianta. Tra i numerosi fiori presenti su queste montagne ricordiamo la viola della Maiella, la stella alpina, il ranuncolo, la genziana della Maiella , l’aquilegia della Maiella, la soldanella della Maiella e la scarpetta di Venere (rara orchidea spontanea). Le orchidee spontanee sono presenti con circa 60 specie delle 120 presenti su tutto il territorio nazionale.

Flora

Il patrimonio di biodiversità vegetale della Maiella conta oltre 1800 specie, circa un terzo dell’intera flora italiana.

Fauna

La fauna del Parco è rappresentata dal lupo, dall’orso bruno marsicano, dal camoscio, dal cervo, dal capriolo, dalla lontra, dal gatto selvatico e da altri ancora. Tra le 130 specie di uccelli ricordiamo il falco pellegrino, l’aquila reale, l’astore, la poiana, il gufo reale, il picchio dorsobianco ecc.

I Monti della Laga sono invece costituiti da arenarie e marne e le cime si presentano più arrotondate, con numerose valli incise e profonde.La vetta più alta è costituita dal Monte Gozzano (2458 m.).La caratteristica costituzione di questa catena montuosa fa’ sì che l’acqua scorra impetuosa in superficie creando ruscelli e torrenti che scendono a valle formando decine di splendide cascate, tra le quali ricordiamo quelle della Morricana.

All’interno di questo parco si trova il lago più grande dell’intera regione, il lago di Campotosto, bacino artificiale trasformato in lago intorno agli anni 1930-1940.Tutto il parco è caratterizzato da una serie di borghi medievali che conferiscono ai luoghi notevole suggestione; tra tutti ricordiamo Rocca Calascio che con il suo Castello costituisce sicuramente uno dei più caratteristici.

Nel parco troviamo più di 2000 specie di piante. Mentre il Gran Sasso si caratterizza , in particolare nel versante aquilano, per la grande estensione dei pascoli, i Monti della Laga sono per buona parte ricoperti da foreste. I boschi sono costituiti quasi essenzialmente dal faggio al quale si accompagnano alberi di tasso, agrifoglio, acero di monte, sorbo montano e abete bianco. Sulla Laga sono presenti anche vaste estensioni di castagneti, piuttosto rare in Abruzzo.Il sottobosco è popolato da numerosissimi anemoni, ranuncoli, gigli rossi, ma anche da fiori quali la stella alpina appenninica e l’adonide distorta; le radure sono ravvivate dai colori di numerose specie di orchidee.

La fauna è rappresentata da specie rare, quali il lupo appenninico, il gatto selvatico e soprattutto il camoscio, reintrodotto da poco sul Gran Sasso, oltre che da cinghiali, scoiattoli e volpi. Tra gli uccelli rapaci ricordiamo il falco pellegrino, il falco lanario, l’astore e l’aquila reale; mentre tra le specie rupestri, il gracchio alpino, il gracchio corallino, il picchio muraiolo, e nelle quote più alte il fringuello alpino e lo spioncello. Tra gli anfibi, anch’essi diffusi, segnaliamo tre specie di tritoni, la salamandra pezzata, il geotritone italiano, la salamandrina dagli occhiali.

Campo Felice

Le grotte sono percorse da un fiume sotterraneo alimentato dalle acque degli inghiottitoi dell’altopiano delle rocche. All’interno si possono ammirare piccoli laghetti e cascate alte fino a 20 m.

Flora

Gole di Celano

La vegetazione del Parco è molto ricca. Sul Monte Velino partendo dalla base si incontrano boschi costituiti da roverella, carpino nero, ornello e aceri, più in alto invece troviamo il ginepro nano e la dafne alpina. Un’estesa ed ininterrotta faggeta ricopre invece tutto il versante settentrionale del Monte Sirente.

Tra i fiori troviamo fioriture di genziane di specie diverse e sull’altopiano delle rocche in primavera estesi prati con fioriture di narcisi, che sono oggetto di una suggestiva sagra a Rocca di Mezzo. Tra le rocce si annoverano specie endemiche caratteristiche dell’Appennino quali la Campanula del Cavolini e la Campanula di Tanfani.

Fauna

Gufo Reale

La fauna di questo parco è interessante per la presenza del lupo, del gatto selvatico, della martora, della donnola, della puzzola, del tasso e della volpe. Tra gli uccelli primeggia l’aquila reale presente con quattro coppie, e inoltre ricordiamo il falco pellegrino, il picchio muraiolo, il fringuello alpino, la cinciallegra e il gufo reale. Il parco offre anche spunti di interesse artistico e storico, come gli scavi archeologici di Alba Fucens, localizzati nel territorio di Massa d’Albe, i castelli di Celano e di Ocre e numerosi piccoli paesi ricchi di testimonianze storiche, come ad esempio Fontecchio, Secinaro e Gagliano Aterno.

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GOLE DEL GARRAFO

Fino a poco tempo fa semisconosciuto, questo angolo dei Monti della Laga è oggi abbastanza famoso e frequentato. Le gole del Garrafo si snodano per oltre 2 Km, circondate da alte pareti rocciose che a tratti distano pochi metri l'una dall'altra. Il percorso che risale la gola è parzialmente attrezzato con corde fisse, alcune aleatorie, per cui è riservato ad escursionisti esperti. Spesso occorre guadare il torrente immergendosi nell'acqua fino al ginocchio, in numerosi tratti se la roccia è bagnata, può essere pericoloso perchè molto scivolosa. Il periodo migliore quindi è l'estate piena, quando la portata del torrente è minima e la roccia asciutta.

Questo tratto di valle immerso nel verde è ancora molto selvaggio. La roccia, stranamente, è calcarea e questo ha permesso la formazione di un vasto sistema ipogeo con alcune cavità molto interessanti. Qui infatti è il regno dell'acqua sulfurea, le terme di Acquasanta sono conosciute da millenni e ancora oggi molto apprezzate. In alcune grotte è possibile vedere polle di acqua caldissima che risale dalle profondità della terra. In una di queste grotte (grotta Fredda), pochi anni or sono (2007), lo speleologo Maurizio Montalbini vi restò chiuso per diversi mesi effettuando un esperimento di isolamento spazio-temporale.
Per visitare le grotte occorre rivolgersi all'Associazione Speleologia Acquasantana. Lungo le gole sono possibili diversi itinerari, purtroppo la bassa quota, la folta vegetazione e la mancanza di manutenzione rendono la maggior parte dei sentieri poco agibili. La soluzione ottimale consiste nell'arrivare fino alla fine delle gole e quindi tornare indietro per la stessa strada. Sotto sono relazionati alcuni possibili itinerari, in estate sono sconsigliabili per via della fitta vegetazione, speriamo che il comune o la provincia si faccia carico della pulizia di questi tracciati, alcuni molto antichi e interessanti.
Nei mesi estivi è anche possibile riuscire a non bagnarsi nei numesori guadi, negli altri mesi praticamente impossibile, attenzione nel caso di forte portata perchè può essere molto pericoloso. Pericoloso è anche il tratto appena fuori le gole, prima di giungere ad una vecchia discarica (vera pazzia dei decenni passati, quando la "monnezza" si buttava a fiume), qui occorre fare molta attenzione perchè la traccia è esile ed una eventuale caduta potrebbe avere gravi conseguenze.

Un itinerario estivo, sicuramente consigliato nel tratto delle gole comunque da fare con attenzione.

Foto dal sito

http://www.auaa.it/articoli-escursionismo/320-gole-del-garrafo-monti-della-laga