EREMO DI SAN BARTOLOMEO IN LEGIO

Questo eremo, come S. Spirito a Maiella, fu costruito in un periodo anteriore al Mille e successivamente restaurato da Celestino V intorno al 1250 e da lui usato per le numerose quaresime a cui si sottoponeva. Nel 1274, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’ordine dei Fratelli di Santo Spirito, Fra Pietro vi si ritirò con alcuni discepoli e vi restò fino al 1276. L’eremo si trova sotto un costone roccioso che lo ricopre completamente. Al vero e proprio eremo si accede attraverso una scala scavata nella roccia, la "Scala Santa", che porta ad una balconata rocciosa alla fine della quale si trova la chiesa. Sulla facciata della chiesa vi sono affreschi malridotti che risalgono al periodo di Celestino V, mentre all’interno della chiesa si trova un semplice altare su cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, e una sulla parete sinistra una vaschetta raccoglie una modesta risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa. Ogni anno il 25 Agosto, dopo la messa che viene celebrata all’alba, molti pellegrini scendono all’eremo e portano in processione la statua del santo nella chiesa di Roccamorice, dove resta esposta fino al 9 Settembre, quando un nuovo pellegrinaggio la riporta all’eremo.

EREMO DI SAN GIOVANNI ALL’ORFENTO (Caramanico)

L'eremo di San Giovanni, situato a 1227 metri di altezza in un luogo impervio, all'interno del comune di Caramanico, è sicuramente il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino V. Egli trascorse qui vari periodi di  penitenza e quasi ininterrottamente dal 1284 al 1293. Anche nei periodi di assenza del santo, l’eremo fu spesso abitato dai suoi discepoli. Ciò che oggi vediamo è solo la parte eremitica dell’antico convento: infatti nel sottostante riparo vi erano una chiesetta, le cellette dei monaci e una foresteria per i pellegrini. L’accesso all’eremo avviene attraverso una scalinata e un camminamento scavati nella parete, che in prossimità dell’ingresso si interrompe costringendo il visitatore a strisciare per alcuni metri (anticamente in questo punto vi era una passerella di legno). Una volta entrati troviamo, scavati nella roccia, due piccoli ambienti con numerose nicchie e un altarino. Di notevole interesse è l’impianto idrico scavato nella roccia, che raccoglie l’acqua piovana convogliandola in una cisterna.

EREMO DI SANT’ONOFRIO AL MORRONE (Sulmona)

L’eremo di S. Onofrio fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290; egli vi si stabilì nel 1293, provenendo dagli eremi della Maiella, ma vi rimase solo un anno, fino al giorno in cui gli giunse la notizia della sua elezione a Pontefice. L’eremo attraverso i secoli ha subito alterne vicende: dopo la soppressione di alcuni ordini religiosi nel 1807 è stato abbandonato, successivamente è stato abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi, che hanno curato questo luogo sacro. Sant’Onofrio ha subito notevoli danni durante l’ultima guerra e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono San Pietro Celestino il Beato Roberto da Salle. L’oratorio è coperto da affreschi eseguite dal Maestro Gentile da Sulmona nel ‘200. La parte in fondo rappresenta una crocifissione con Maria e S. Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto e gli eremiti San Mauro e Sant' Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino. Nella zona sottostante all’eremo si apre una grotta, abitata anche questa da Celestino; la grotta presenta uno stillicidio di acque, alle quali i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici.

EREMO DI SANTO SPIRITO A MAJELLA (Roccamorice)

L’eremo di Santo Spirito è sicuramente il più grande e famoso di tutta la Maiella, e anche se ha subito diverse trasformazioni nei secoli, mantiene ancora il fascino dovuto alla stupenda posizione nella valle omonima. Non esiste una data precisa della sua origine, anche se si suppone sia anteriore al Mille. La prima presenza a noi nota è quella di Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053. San Pietro Celestino vi giunse nel 1246, e dopo aver costruito una chiesa dedicata allo Spirito Santo vi rimase, tra alterne vicende, fino al 1293 (circa 47 anni). Tra il 1310 e il 1317 vi fu abate il beato Roberto da Salle. Petrarca nominò questo eremo nel "De vita solitaria" definendolo come "uno dei luoghi più adatti all’ascesi spirituale". Nei due secoli successivi il monastero fu abbandonato e solo nel 1586, con il monaco Pietro Cantucci da Manfredonia, la vita religiosa riprese vigore; egli costruì la Scala Santa che porta all’oratorio di Santa Maria Maddalena. Negli ultimi anni del XVII secolo, il principe Caracciolo di San Buono, vi aggiunse un edificio a tre piani, la foresteria. Oggi Santo Spirito presenta la chiesa, la sagrestia e un ala abitativa distribuita su due piani. Attraverso un lungo corridoio che poggia su una parete rocciosa si giunge alla foresteria (o Casa del Principe) di recente restaurata. Dalla foresteria si sale la Scala Santa, interamente scavata nella montagna, fino a giungere all’oratorio della Maddalena e a due grandi balconate rocciose.

La storiografia più recente ritiene che l’Abruzzo sia stato tra le prime regioni, vista la sua vicinanza con Roma, a ricevere la cristianizzazione. Ma la prima incisiva presenza cristiana sul nostro territorio fu quella degli eremiti

Le montagne di questa regione, a volte così impervie, hanno rappresentato nei secoli un luogo adatto alla vita anacoretica e alla meditazione, tanto che in tutto l’Abruzzo si contano quasi cento eremi.

Tra le figure di Santi eremiti che hanno abitato questi luoghi, la più emblematica è sicuramente quella di San Pietro Angelerio, divento Papa con il nome di Celestino V e conosciuto per il suo rifiuto al pontificato.

I CASTELLI D’ABRUZZO

L’abitato di Capestrano possiede un complesso architettonico difensivo molto particolare, dato che, oltre al noto castello, è presente un circuito murario insieme a diverse torri cilindriche di notevole effetto. La fortificazione principale è ad oggi ben conservata grazie ad un restauro che ha limitato alcuni grossolani errori commessi in passato, come le false merlature: molto dell’interno è ormai privo d’interesse architettonico, tuttavia il castello di Capestrano rappresenta nel suo genere e, per le sue caratteristiche, uno dei punti di riferimento in Abruzzo. Risalente al XV secolo, appartenne, tra gli altri, anche a Margherita d’Austria, moglie di Alessandro de Medici, anche se in origine fu di proprietà, prima della famiglia degli Acquaviva, poi di quella di Pietro di Celano; successivamente Antonio Piccolomini (lo stemma è ancora evidente sulla costruzione) accettò la proposta d’acquisto di Margherita d’Austria. Il castello si avvale di torri cilindriche scarpate, che terminano con una cornice verticale, semicircolare, detta redondone; resistono inoltre tracce dell’antico ponte levatoio, i vani della guarnigione, e la piazza d’armi.

IL CASTELLO DI CELANO

La fondazione dell’attuale castello si fa risalire a Pietro Berardi, conte di Celano, nel 1392. Nel 1451, Lionello Acclozamora, fece edificare il piano nobile con il camminamento di ronda e la quattro torri d’angolo.

L’opera fu completata da Antonio Piccolomini e contribuì a trasformare il castello da costruzione essenzialmente militare a confortevole dimora signorile. Divenuto palazzo residenziale, il castello appartenne ai Savelli, agli Sforza-Cesarini, ai De Torres e infine ai Dragonetti. Il terremoto del 1915 arrecò gravissimi danni e il castello fu lasciato in uno stato di totale abbandono fino all’inizio dei lavori di restauro nel 1940, interrotti per la seconda guerra mondiale e conclusi nel 1960. Dal lato sud-est si accede al castello tramite un doppio ingresso, il primo con ponte levatoio, il secondo più antico con arco ogivale. L’edificio è circondato da una cinta muraria ad andamento irregolare con 11 torrette a pianta quadrata e 5 rotonde. Il castello a pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani. All’interno del cortile si trova un porticato a doppio ordine di arcate e nel centro è situato il pozzo che dava la possibilità di raccogliere l’acqua piovana nella sottostante cisterna. Sul loggiato del piano nobile si affaccia il pregevole portale della cappella di S. Andrea (XV sec.) che reca lo stemma della famiglia Piccolomini. Oggi il castello è sede del Museo d’Arte Sacra della Marsica.

IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Il castello di Roccacalascio è stato costruito intorno all'anno Mille e all'inizio consisteva solo di una torre quadrata, mentre le aggiunte successive risalgono al XV secolo. Interamente in pietra e d’uso esclusivamente militare, il castello è posto in una situazione ambientale favorevolissima dal punto di vista difensivo.

Oggi il castello presenta una pianta quadrata con torrioni circolari d’angolo e un maschio quadrato centrale.

La rocca, situata nella parte più elevata del borgo di Roccacalascio, ha sempre svolto un’importante funzione di sorveglianza del  tratturo aquilano.

Il ruolo strategico, esercitato originariamente dalla torre quadrata centrale, venne potenziato intorno alla seconda metà del Quattrocento, quando la fortificazione passò dalla Baronia di Carapelle al dominio dei Piccolomini, che rafforzarono il presidio aggiungendo le quattro poderose torri cilindriche.

Particolarmente suggestivo il borgo di Roccacalascio, al quale il castello è collegato con un ponte di legno.

Situato ad un altezza di circa 1500 metri, il castello di Roccacalascio rappresenta uno delle fortificazioni più alte d’Italia ed è stato più volte utilizzato per l'ambientazione di diversi film.

IL CASTELLO DI OCRE

I ruderi del borgo fortificato di Ocre, sorgono su di un altura a 933 metri di quota e godono di un panorama straordinario. Questo castello, posto al centro della Valle dell’Aterno, assunse nel Medioevo una posizione strategica determinante poiché poteva controllare gran parte della conca aquilana. Fondato intorno al XII secolo, fu distrutto una prima volta dagli aquilani nel 1280, ricostruito fu nuovamente espugnato da Fortebraccio da Montone nel 1424. Dopo alterne vicende il borgo si avviò, intorno al XVI secolo, verso un lento declino. La cinta muraria, conservata pressoché per intero, presenta una pianta approssimativamente triangolare realizzata in pietra calcarea e interrotta da varie torri quadrate. Sul fianco ovest è posto l’unico accesso, attraverso una porta ogivale del XIII secolo. Il lato nord-est si affaccia su di uno strapiombo al di sotto del quale si trova l’abitato di Fossa. All’interno della cinta fortificata (non sempre visitabile) sono ben riconoscibili le antiche abitazioni, anche se in totale rovina; esse costituivano un vero e proprio nucleo urbano che comprendeva anche una chiesa.

IL CASTELLO DELL’AQUILA

All’interno della città dell’Aquila si trova il Castello, una poderosa fortezza a pianta quadrata con possenti bastioni angolari e circondato da una ampio fossato.

Si accede attraverso un ponte di pietra fino all’ingresso che presenta un prezioso portale in pietra sormontato dallo stemma di Carlo V. Lo spessore della muratura va da 10 metri alla fondazione fino ai 5 della sommità, l’altezza totale è di 30 metri.

Il Forte Spagnolo fu eretto per volere di Don Pedro di Toledo, nominato viceré nel 1532 durante la dominazione spagnola nell’Italia meridionale, e progettato dall’architetto spagnolo Pirro Aloisio Scivà.

Mai utilizzato nel corso di importanti operazioni militari, fu gravemente danneggiato nell’ultimo conflitto mondiale e oggi, ristrutturato è sede del Museo Nazionale d’Abruzzo.

All’interno del museo si trova, al piano terra, l’enorme scheletro di Elephans Meridionalis, rinvenuto presso l’Aquila nel 1954 e anche materiale proveniente dai popoli italici e dalle antiche città romane; al piano superiore sono raccolte opere di scuola abruzzese dal XIII al XVIII secolo.

IL CASTELLO DI CRECCHIO

Il castello di Crecchio presenta una struttura quadrata con quattro torri angolari. Non si conosce con precisione la data di costruzione di questo castello, ma sicuramente ha subito attraverso i secoli numerosi rimaneggiamenti. La parte più antica è costituita dalla torre di nord-est, più grande delle altre che rappresenta una tipica torre normanna del XII secolo.

Nel 1279, Crecchio e il suo castello risultavano sotto la giurisdizione di Guglielmo Morello, che vi risiedeva ed era signore di Arielli. Negli anni tra il 1300-1400 subì numerosi saccheggi e devastazioni. Oltre la torre normanna, le altre parti del castello furono costruite a partire dal XV secolo. Nel 1789 i De Riseis trasformarono il castello da struttura difensiva a residenza facendo coprite a tetto il camminamento merlato del secondo piano. La torre di sud-ovest, in stile gotico, fu restaurata nel 1904 dopo il terremoto del 1881. Il 9 settembre 1943 in questo castello fecero tappa il re Vittorio Emanuele II, la regina e il principe Umberto in fuga da Roma. Nel periodo che va dal dicembre 1943 al giugno 1944, il castello venne pesantemente bombardato. Solo negli anni settanta, ad opera della soprintendenza dell’Aquila, il castello fu restaurato nelle forme attuali ed oggi ospita il Museo Archeologico dell’Abruzzo Bizantino e Altomedioevale.

IL CASTELLO DI ROCCASCALEGNA

Uno dei più suggestivi castelli dell’Abruzzo si trova su uno sperone roccioso che domina l’abitato di Roccascalegna e il vallone del Rio Secco.

L’origine del castello è molto probabilmente legata ai longobardi che intorno al V - VI secolo fortificano la rocca, ma le prime notizie scritte dell’esistenza del feudo di Roccascalegna risalgono al 1058 nel “Catalogus Baronum” .

Nel primo decennio dell’anno 1000, il territorio di Roccascalegna è aggregato alla contea di Manoppello. Più tardi la fortezza appartenne agli Annechino (circa 1450-1530) ai Caraffa (1531-1600), ai De Corvis (1600-1717) ai Nanni e infine ai Nanni-Croce che mantennero il castello dal 1806 fino al 1980, quando lo donarono al comune.

Una leggenda narra che lo “ius primae noctis” , il diritto della prima notte, sia nato proprio a Roccascalegna per volere del barone Corvo De Corvis nel 1646; la tradizione narra che il barone sia stato pugnalato proprio da una giovane che non voleva sottostare a questa regola.

Il castello è stato nei secoli rimaneggiato e restaurato; oggi presenta delle torrette semicircolari e una torre quadrata nota come torre “Normanna” racchiuse entro un recinto fortificato. All’interno si trovavano la postazione di guardia, gli alloggiamenti, il magazzino, una cappella e l’abitazione del feudatario.

IL CASTELLO DI SALLE

Il Castello di Salle fu costruito prima dell’anno Mille come feudo dell’Abbazia di San Clemente a Casauria. Oltre al fatto di essere citato nel “Chronicum Casauriense”, abbiamo una documentazione certa dall’incisione sul portale dell’Abbazia che porta il “Sallis Castrum” tra i 72 castelli della sua cinta difensiva. Quindi lo scopo primario di questo castello fu solo difensivo, successivamente, con l’evolversi del feudalesimo, venne utilizzato anche a scopo abitativo.

Intorno al Cinquecento il castello passò nelle mani di varie famiglie quali i Colonna, i Gonzaga e i D’Aquino, fino a che, nel 1646, non divenne proprietà del barone Giacinto de Genua (Di Genova) che fu il primo a dimorare fisicamente a Salle, modificando il fortilizio in palazzo signorile. La famiglia Di Genova ne mantiene ancora la proprietà. Il castello, distrutto dal terremoto del 1915, è stato restaurato intorno agli anni 1970; presenta una pianta quadrangolare ma irregolare, possenti mura dalle quali spuntano due torrette con merlature rettangolari e una terrazza dalla quale si gode una magnifica vista sulla valle dell’Orte e sulla Maiella. Il castello, dichiarato monumento nazionale, accoglie all’interno un Museo Medievale Borbonico e conserva documenti, stampe, armi medioevali, quadri e mobili appartenuti alla famiglia Di Genova.

LA FORTEZZA DI CIVITELLA DEL TRONTO

La fortezza di Civitella si trova in una strategica posizione nei pressi del fiume Tronto, fiume che segnava un tempo il confine tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.

Questa fortezza è una delle più imponenti opere di ingegneria militare in Italia; si estende per 500 metri ed occupa una superficie di 25.000 mq. Le notizie più recenti indicano la sua costruzione tra il 1564 e il 1576, durante la dominazione spagnola, poi modificata nelle epoche successive. La fortezza per la sua posizione ha subito numerosi assedi, ma quello che è passato maggiormente alla storia è l’assedio del 1860-1861, conclusasi con la resa del 20 marzo 1861, ultima roccaforte borbonica a piegarsi alla nascente unità d’Italia. All’interno della fortezza, partendo da est, si trovano due piazze d’Armi, al di sotto delle quali erano presenti le cisterne che filtravano l’acqua piovana. Più avanti si trovano la Chiesa di S. Giacomo, che un tempo occupava solamente la parte superiore dell’edificio mentre la parte inferiore ere adibita a magazzino, e il Palazzo del Governatore, che ospitava i Governatori spagnoli responsabili del Forte. Continuando la visita si trovano gli alloggiamenti della truppa e negli antichi locali delle cucine e della mensa oggi si ospita il Museo Storico della Fortezza

EREMI CELESTINIANI IN ABRUZZO

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EREMO DI SAN VENANZIO

Nella valle del fiume Aterno, a strapiombo su una parete rocciosa, sorge l'Eremo di San Venanzio. All'interno della chiesa si apre una botola da cui parte la Scala Santa, una lunga serie di gradini scavati nella roccia che scende in una grotta sottostante l'antica cella nella quale il Santo, proveniente da Camerino, trascorse in preghiera la sua vita eremitica. A San Venanzio si attribuiscono eventi miracolosi collegati all'acqua; egli infatti avrebbe fatto sgorgare sorgenti dalle rocce ed il suo corpo si sarebbe impresso sulle rocce stesse ammollandole. Lungo il sentiero che parte dall'Eremo e nel rifugio del Santo si rinvengono le impronte del suo passaggio e del suo sostare; il giaciglio conserva le tracce del corpo disteso, altre pietre mostrano la forma del piede, di una mano, di un gomito e così via. Questa particolarità ha conferito al Santo qualità taumaturgiche rigenerative alle quali si ricorre con pratiche litoterapiche. Egli, infatti, dona figli alle coppie sterili, se queste dormono sulla nuda roccia all'interno del luogo Santo; trasmette sollievo e protegge dai dolori di origine reumatica ed articolare, mediante il semplice contatto delle parti malate con la roccia a lui sacre.

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