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L'origine di Ortona è antichissima e benché gli storici non sono d'accordo circa l'epoca della sua fondazione, è certo che essa è sorti prima di Roma. Ortona deve la sua principale importanza al fatto di essere stato il maggior porto dei Frentani, i quali secondo Strabene, vi tenevano le loro ai mate e le navi commerciali. Gli storici Polidoro e Romanelli attestano anche che essa ebbe divinità e templi sontuosi fra cui quelli di Giano e di Iside. I Frentani, sconfìtti da Roma, strinsero, dopo la guerra sociale lega con essa e, ottenuta la cittadinanza furono eretti a Municipi ed aggregati alle tribù remane e poi in colonie Ortona fu prima Colonia e poi Municipio.


Durante le invasioni barbariche, Ortona cadde sotto il dominio dei Greci e dei Longobardi e fece parte del Ducato di Benevento. Venne poi aggregato al Marchesato e Contado di Chieti. Ceduta sotto la dominazione dei Normanni, ia la città fu data alle fiamme ed in gran parte distrutta: prosperò invece sotto gli Svevi estendendo rapidamente i propri commerci e istituendo, insieme ai Lancianesi, Compagnie di Navigazione, dette «stuli marittimi» allo scopo di intraprendere lontani viaggi nel Levante. L'importanta del suo porto richiamò l'attenzione di Enrico VI che nel 1196 fece pubblicare, in favole del porto di Ortona. una legge navale detta Capitolare di Baiulazione. cor la quale si prescrivevano norme giuridiche per la risoluzione delle controversie commerciali ed il pagamento del dazio esentandone le merci importate.

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Il re Manfredi, alleato dei Veneziani ebbe ad Ortona i1 soccorso di tre galee al comando dell'ammiraglio ortonese Leone Acciaiuli con le quali la flotta genovese venne assalita e sconfitta nell'arcipelago greco nel 1258. Di ritorno da questa vittoriosa impresa l'Acciaiuli riportò da Scio in Ortona, il 6 settembre dello stesso anno, le ossa di S. Tommaso Apostolo, che diventò poi il protettore della città. Anche Carlo II D'Angiò accordò privilegi ad Ortona e le concesse il diritto di coniare monete di argento e di rame. In seguito però le ostilità tra Angioini ed Aragonesi nocquero tanto alla prosperità di Ortona che ne partì gravi danni: i veneziani infatti, per rappresaglia, la incendiarono distruggendo navi, arsenale e magazzini, determinando così la decadenza della città che durò a lungo. Funesta le riuscì anche la guerra tra Francesco I e Carlo V. Quest'ultimo nel 1525 donò la città a Carlo Lanoy i cui discendenti la vendettero a Margherita d'Austria, moglie del Duca di Parma Ottavio Farnese.


Essa vi fece innalzare un grandioso palazzo tuttora esistente che non potè però essere ultimato per la improvvisa morte di Margherita avvenuta in Ortona nel 1586. Estinta la casa Farnese, dopo due secoli di dominio; tutti i beni farnesiani d'Abruzzo, compresa Ortona passarono in eredità a Carlo di Borbone il quale poi cinse la corona di Sicilia. Nel 1798 come la corona di Sicilia. Nel 1798 Ortona come tutto l'Abruzzo, insorse contro gli invasori francesi del generale Coutard. ma il 18 febbraio fu espugnata e saccheggiata. Ortona prese parte anche ai moti del 1848 e dopo l'annessione al regno d'Italia nel 1860, riprese il suo cammino ascensionale, specialmente per quanto riguarda il movimento commerciale in relazione alla attività del suo Porto.

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